Saturday, February 27, 2016

La cultura del Survival Horror

Il Brivido. La Paura.

I videogiochi Horror, si sa, hanno mille sfumature.
Il Survival Horror ne ha una sola: quella del terrore.

Scordatevi pistole laser o coltelli giganteschi, con i quali uccidere il primo Deathclaw che trovate nella zona contaminata, o il primo spiritello che vi da fastidio.

In un Survival Horror avete solo le vostre gambe, per poter fuggire da qualsiasi cosa il gioco celi.

Per l'amor del cielo, non voglio generalizzare, molti Survival Horror danno la possibilità al personaggio di progredire e trovare oggetti con cui difendersi.
Un vero cultore del genere sa, però, che i Survival senza armi sono quelli che danno maggiore soddisfazione e maggiore difficoltà (nonché incutono più angoscia).

Quando parlo di Survival Horror, la prima cosa a cui penso è Amnesia: The Dark Descent.
Chiunque abbia avuto l'ardore di provare questo gioco, sa di cosa parlo.

Ci troviamo soli e sperduti in un immenso castello (castello di Brenneburg) perseguitati da un'entità chiamata "l'ombra", che mai si rivelerà, alla ricerca di un nostro "amico" (lo stesso possessore del castello) che vuole liberarsi di questa entità con metodi poco ortodossi, e soprattutto lasciando te fuori da questa liberazione.
Il tutto coadiuvato da dei simpatici mostri che non vedono l'ora di catturarci o ucciderci.

E noi cosa abbiamo dalla nostra?

Una lanterna e degli acciarini.

Questo è il vero Survival Horror, qualcosa che ti lascia impotente di fronte a corridoi immensi, bui, pieni di trappole e di avversità.
E di esempi del genere ce ne sono a migliaia, come in Amnesia: A Machine for Pigs o nel recentissimo Outlast, che continua a spaventare milioni di persone.

Forse è il brivido che ci spinge a giocare dei videogiochi tanto masochisti; forse una sorta di autolesionismo fisico e psichico.
O, semplicemente, l'amore per ambientazioni malate, insane, cupe, consapevoli di aver di fronte dei capolavori che vogliono solo essere giocati e completati.
Perché la gloria è una delle motivazioni principali a giustifica del nostro masochismo.

Che le vostre lanterne vi accompagnino, tra i corridoi di un castello o di un manicomio!


Tuesday, February 23, 2016

Perché leggere il Silmarillion

Perché leggere il Silmarillion? 

Recentemente, girando su varie pagine Facebook a tema "Signore degli Anelli", ho notato che il Silmarillion, opera postuma e incompiuta di Tolkien, per molti risultava, e risulta tutt'ora, una completa incognita.

Eh ma è troppo pesante... ma non si capisce niente... ma è tutto un casino di nomi...

Quanta gente, davanti a questi luoghi comuni, ha paura di affrontare la lettura di tale scritto?
E, puntualmente, ha bisogno di confrontarsi con altri Nerd, sulle varie forme di Social Network, alla ricerca di un consiglio.

Ebbene, per ovviare a tutto ciò, scrivo il mio personale pensiero riguardo il Silmarillion, sperando che possa arrivare a chi è indeciso o si è fatto ammaliare da brutte dicerie.
Sperando di appassionare un poco di più al mondo di Tolkien.

Iniziamo in ordine.

Per chi non lo sapesse, il Silmarillion è un'opera postuma di J.R.R. Tolkien, data alle stampe nel 1977 dal figlio Christopher.
E no, non è per niente somigliante a lo Hobbit o il Signore degli Anelli.
Sono due mondi completamente diversi.

Se lo Hobbit è la storia di Bilbo, Thorin, Gandalf e i nani che vanno alla ricerca di Erebor, o il Signore degli Anelli la storia di Frodo e Sam che vanno a distruggere l'unico anello al Monte Fato, il Silmarillion è la Storia di Arda.

Quando si prende in mano il Silmarillion, non bisogna aspettarsi di legger narrate delle vicende concentrate su dei protagonisti: il vero protagonista è il Mondo (Arda) concepito da Tolkien.
Ed è per questo che i temi trattati nell'opera spaziano dall'inizio di Arda sino alla Terza Era (dove sono ambientati "Lo Hobbit" e "Il Signore Degli Anelli").
Non aspettatevi nemmeno un libro per bambini in stile Lo Hobbit; il linguaggio di Tolkien ne il Silmarillion è aulico e molto più simile a quello de Il Signore Degli Anelli.



Per prima cosa evidenziamo la struttura: il Silmarillion è suddiviso in Cinque parti.
Non cadrò nello Spoiler ma darò una semplice descrizione di ogni parte, per delineare meglio e sopire i dubbi dei reticenti.

Ainulindalë
Qui Tolkien introduce la creazione stessa di Arda da parte di Eru Iluvatar e dei Valar.
Indispensabile per ogni Nerd che si rispetti, specialmente perché colma un enorme vuoto creato con le due opere precedenti (in linea editoriale, ovviamente).
Nasce inoltre la terra di Aman, il reame beato di Valinor, luogo ove gli elfi fuggono nella Terza Era (per chi ha letto il Signore degli Anelli) e dove vanno pure i portatori dell'anello.

Valaquenta
Sezione che spiega accuratamente i nomi di tutti i Valar e di alcuni Maiar, evidenziando i ruoli dei principali.
Potrete scoprire da dove viene Sauron o come sono stati creati i Balrog.
Inoltre quante cavolo di volte, nel Signore degli Anelli, hanno urlato "a Elbereth Gilthoniel".
In questa sezione, ma anche nelle successive, potrete scoprire chi diavolo è 'sta Elbereth e perché è tanto cara nella Terra di Mezzo.

Quenta Silmarillion
Il libro si concentra poi sulla prima Era della Terra di Mezzo. Un'era di stragi, catastrofi, guerre ed imprese eroiche.
Questa sezione è ambientata, principalmente, nel Beleriand, una zona geografica che si trova a Nord della Terra di Mezzo che noi tutti conosciamo, dopo gli Ered Luin.
Delle sorti del Beleriand non tratterò, lasciando a voi il piacere della lettura.
Si delineano diversi personaggi principali, come i Noldor, una delle tre grandi stirpi di Elfi (della quale fa pure parte Galadriel), e vengono forgiati i famosissimi Silmaril.
Vengono inoltre narrate le vicende di Beren e Luthien, i due amanti che, nel Signore degli Anelli, rimandano ad Aragorn e Arwen, lui uomo e lei elfa.
Come dimenticare, poi, l'epopea di Tùrin Turambar?
Una delle storie più struggenti di tutta la letteratura Tolkeniana (tanto che è stato pubblicato un piccolo libro, I Figli di Hùrin, per andare più a fondo nella vicenda).
L'ultima parte è dedicata al viaggio di Eärendil ed al destino che lui e i suoi figli (uno dei quali incontrato sia ne lo Hobbit che ne il Signore degli Anelli) dovranno far fronte.

Akallabeth
Conclusasi la Prima Era con grandi cambiamenti nel mondo intero, sorge la seconda Era che, in toto, è l'era della supremazia degli Uomini (i secondogeniti).
Questo capitolo tratta dell'ascesa e della caduta di Nùmenor, il più potente regno degli uomini mai esistito, tanto grande e maestoso da stupire e sconfiggere Sauron.
In questo capitolo si parla dei numenoreani esiliati, come Elendil e suo figlio Isildur, che forgiarono i regno di Arnor e Gondor nella Terra di Mezzo.
Gli antenati di Aragorn, insomma.

Gli anelli del Potere e la Terza Era
L'intero capitolo è qualcosa di "già sentito". Esso infatti tratta degli Anelli del Potere, dalla loro nascita sino alla loro distruzione.
Viene anche delineato il ruolo e la provenienza degli Istari, come Gandalf, Saruman, Radagast e i due stregoni blu.


Questo è il breve riassunto, evitando ovviamente spoiler.
Da quanto letto sorge subito un'osservazione:

Come ha fatto Tolkien a scrivere tanta roba in 540 pagine?

Lo stile del Silmarillion è tanto aulico quanto riassuntivo.
Tolkien butta dentro nomi, avvenimenti e luoghi a non finire, per questo può risultare impegnativo.
Eppure, una volta approcciato al modo giusto, il Silmarillion risulta essere una lettura rapida, specialmente se curiosi di conoscere la storia di Arda nella sua interezza.
Io lo sto rileggendo per la terza o quarta volta, e non noto ormai nessuna difficoltà nel linguaggio o nella quantità di nomi.
Se vi dicessi che nel Silmarillion incontriamo personaggi come Galadriel ed Elrond?
Chi riuscirebbe a sapere le loro origini semplicemente leggendo Il Signore degli Anelli?

In conclusione, ci troviamo di fronte ad un'opera massima di Tolkien, un capolavoro che, come dico io, rientra nei tre maggiori scritti del maestro (assieme a Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli).
E' una lettura che vi consiglio caldamente e che non dovete assolutamente perdervi, specialmente voi Fans di Tolkien che leggerete questo articolo.

Sperando di aver instillato un minimo di curiosità nei vostri animi,
vi lascio questa mia riflessione

Alla prossima!





Wednesday, February 17, 2016

Quando Tolkien incontra il Metal

Tutti, leggendo il Signore degli Anelli, siamo rimasti affascinati dalla vivacità con cui Tolkien componeva canzoni da far cantare ai suoi personaggi, come ad esempio il motivetto di Tom Bombadil, ormai divenuto celebre tra i lettori:

"Hey dol! merry dol! ring a dong dillo!
Ring a dong! hop along! fal lal the willow!
Tom Bom, jolly Tom, Tom Bombadillo!


Hey! Come merry dol! derry dol! My darling!
Light goes the weather-wind and the feathered starling.
Dawn along under Hill, shining in the sunlight,
Waiting on the doorstep for the cold starlight,
There my pretty lady is, River-woman's daughter,
Slender as the willow-wand, clearer than the water.
Old Tom Bombadil water-lilies bringing
Comes hopping home again. Can you hear him singing?
Hey! Come merry dol! derry dol! and merry-o,
Goldberry, Goldberry, merry yellow berry-o!
Poor old Willow-man, you tuck your roots away!
Tom's in a hurry now. Evening will follow day.
Tom's going home again water-lilies bringing.
Hey! Come derry dol! Can you hear me singing?"



Tutti siamo rimasti affascinati dalla colonna sonora di Howard Shore, padre di temi famosissimi come quello della Contea, che hanno incantato i milioni di Fans, colorando di tonalità uniche il capolavoro di Peter Jackson.

Eppure, al giorno d'oggi, coloro che maggiormente si sono ispirati a Tolkien sono i gruppi Metal.
Avete letto bene.
Non si parla di qualche gruppo ma di decine.
Non mi credereste se vi dicessi che esistono gruppi che si chiamano: Morgoth, Ancalagon, Cirith Ungol e Gandalf.

Tolkien, con il suo essere un poco bardo, con le sue ambientazioni epiche, fantastiche, con le sue avventure degne d'un epopea e con la sua mitologia, può essere definito uno dei precursori del Power Metal. 
Si, quel genere che canta solamente di draghi, spade e battaglie.
A molto gruppi è bastato mettere insieme ritmi incalzanti e storie Tolkeniane per creare dei veri e propri capolavori.
Il sublime dei paesaggi nel Signore degli Anelli è stato, ed è tuttora, fonte di grande ispirazione.

Tra i gruppi più famosi annoveriamo:

I Gorgoroth e i Carach Angren, entrambi gruppi appartenenti a filoni Black Metal e Death Metal.
Vi dice qualcosa la piana di Gorgoroth (o gli Ered Gorgoroth del Silmarillion), a Mordor, o il passo di Carach Angren?
E questi due sono gli esempi più sconosciuti sulla scena del Metal.

Ben più famosi sono gli Amon Amarth, gruppo Death Metal che adora trattare, nei suoi testi, di giganti, draghi e mitologia norrena.
Analizziamo il nome: in elfico Sindarin Amon Amarth non vuol dire altro che Monte Fato.

















Infine voglio focalizzarmi sui Blind Guardian, coloro che maggiormente hanno preso lo stile da "bardo" tramandato da Tolkien nelle sue opere.
Il nome, con Arda, non c'entra molto, eppure sono definiti i "bardi".
Bardi perché amano cantare e narrare di imprese epiche.
La loro cultura riguardo Tolkien è immensa, tanto che uno dei loro primi album si chiama Nightfall in Middle-Earth e tratta di molti eventi descritti nelle pagine del Silmarillion.

Ma concentriamoci sul testo di una delle loro canzoni, Lord Of The Rings, quello che leggerete è stupefacente.

Blind Guardian - Lord Of The Rings

"There are signs on the Ring
Which make me feel so down
There's one to enslave all Rings
To find them all in time
And drive them into darkness
Forever they'll be bound

Three for the Kings
Of the Elves, high in light
Nine to the mortal which cry

I'll keep the ring full of sorrow
I'll keep the ring till I die
Slow down and I sail on the river
Slow down and I walk to the hill
Slow down and I sail on the river
Slow down and I walk to the hill
And there's no way out, Mordor

Dark Land under Sauron's spell
Threatened for a long time
Threatened for a long time

Seven Rings to the Dwarves
In their halls made of stone
Into the valley, I feel down

One Ring for the Dark Lord's hand
Sitting on his throne
In the land so dark where I have to go

Slow down and I sail on the river
Slow down and I walk to the hill
Slow down and I sail on the river
Slow down and I walk to the hill
Lord of the Rings"



Basta dare una letta per capire che questo testo ha incorporato una delle migliori poesie di Tolkien, quella degli Anelli del Potere.


"Three for the Kings
Of the Elves, high in light
Nine to the mortal which cry"

Pura arte.
E rincarano la dose nella seconda parte della canzone:

"Seven Rings to the Dwarves
In their halls made of stone
Into the valley, I feel down

One Ring for the Dark Lord's hand
Sitting on his throne
In the land so dark where I have to go"


Da fan del Signore degli Anelli, quando ho sentito per la prima volta questa canzone, sono rimasto felicemente stupito nel comprendere il testo senza averlo mai letto e ascoltato sino ad ora.
Spero che questo articolo sia servito, se non altro, a diffondere la bellezza di queste canzoni e la bellezza di Tolkien.
Vi lascio il Video YouTube di questa bellissima canzone.
Alla prossima!





Tuesday, February 16, 2016

Dark Souls: Top Ten Boss più difficili

In Dark Souls, bene o male, tutti i Boss sono difficili.
Specialmente la prima volta che vengono affrontati, quando il giocatore non sa ancora cosa si troverà davanti.
Eppure, in un mare di difficoltà, emergono i Boss che sono più difficili degli altri.
Ma andiamo con calma, ho stilato una "Top Ten" dei Boss più complessi di Dark Souls, al fine di informare i curiosi e, al contempo, dibattere con i competenti in materia.
Tra i Boss sono annoverati anche quelli del Dlc Artorias of The Abyss e, ovviamente, la Top Ten è influenzata dalla mia esperienza personale.
Iniziamo la Top Ten!

10.  Al decimo posto troviamo Scarica Infinita! Immenso Boss lavico situato oltre la campana della Città Infame e la Boss Fight di Queelag.
Questo simpaticissimo coso è innocuo per il giocatore, fino a che non gli viene rubato il Completo Nero Orlato d'Oro, fantastico Set d'armatura leggera che Scarica Infinita custodisce gelosamente.
Scarica infinita risulta uno dei Boss più difficili ed al contempo uno dei più facili del gioco. Oltre alla normale Boss fight, di per se impegnativa per la portata e la distruttività degli attacchi del nostro amico, è possibile sfruttare un curioso risvolto della trama, che permette, al giocatore, di far si che uno dei pugni di Scarica Infinita rimanga incastrato in una parete rocciosa, facendolo cadere nel baratro di Lost Izalith e vincendo automaticamente.
Attenzione, questa strategia funziona solo la prima volta dato che il Boss ti insegue fino al limitare della mappa non appena rubi il Set Nero Orlato d'Oro (che non puoi prendere più volte).
Bello no?





9. Il nono posto è ricoperto da Queelag, la Strega del Caos.
Questa bella donna, metà umana e metà ragno, è un Boss che, dal giocatore, viene incontrata relativamente presto. Essa infatti deve essere sconfitta per poter suonare la campana della Città Infame, indispensabile per aprire i cancelli della Fortezza di Sen e, quindi, la via per Anor Londo.
Per un giocatore neofita, Queelag è un vero incubo.
Essa infatti mette a dura prova il nostro personaggio, a causa di ampi attacchi di spada coadiuvati da emissioni laviche partenti direttamente dal suo corpo di ragno (Bleah).
Inoltre possiede un attacco ad area in grado di Oneshottare qualsiasi personaggio.





8. All'ottavo posto abbiamo Sif, il Grande Lupo.
Questo Boss, dopo aver giocato la Prepare to Die Edition, è fonte di sconforto e tristezza. Non spoilero troppo, dico solo che nel Dlc lo salviamo, e se lo affrontiamo dopo aver concluso l'espansione, egli combatterà lo stesso ma riconoscerà il nostro personaggio.
Sif è un "nemico" ligio al dovere, che in realtà non vuole uccidere il nostro personaggio ma è costretto poiché noi, da bravi malvagi, vogliamo rubare dalla tomba di Artorias (padrone deceduto del Lupo) il "Patto di Artorias", anello in grado di farci camminare nell'Abisso, indispensabile per la trama.
La Boss fight è molto impegnativa, sia per il carico emotivo che per l'effettiva difficoltà. Sif, infatti, combatte con lo spadone di Artorias tra i denti, stupendo i suoi avversari con ampie spazzate in grado di mettere alle strette anche i giocatori più bravi.





7. Gwyndolin, il Sole Oscuro.
Figlio di Gwyn, il Boss finale, Gwyndolin è un nemico opzionale in grado di mettere in seria difficoltà il giocatore.
La Boss Fight è articolata in una sola fase, composta da un lungo corridoio illusorio ove Gwyndolin continua a teletrasportarsi, allontanandosi dal nostro personaggio e, al contempo, lanciandogli addosso mortali incantesimi.
L'unico modo per batterlo è imparare i suoi Pattern d'attacco, sapere come schivarli e, soprattutto, correre come dei disgraziati, per poterlo raggiungere rapidamente e ferirlo il prima possibile.
Gwyndolin infatti ha pochissima vita, eppure risulta difficile anche solo da colpire.
Buona fortuna a chi vuole provare questa sfida!





6. Amico inseparabile di Sif, al sesto posto troviamo il Cavaliere Artorias.
Nonostante sia spesso citato nella Lore del gioco, esso sarà affrontabile solamente con la Prepare To Die Edition.
Artorias, uno dei cavalieri di Gwyn, il Signore dei Tizzoni, parte infatti verso la terra di Oolacile, intento a sconfiggere l'Abisso e l'oscurità. Qui, per salvare Sif, viene corrotto dall'Abisso, divenendo un burattino assetato di sangue.
Toccherà al nostro personaggio mettere fine alle sue sofferenza, combattendo contro un nemico veloce e dai pattern letali.





5. I Quattro Re.
Si, gli sviluppatori di Dark Souls sono dei mattacchioni.
Perché non sfidare quattro Boss contemporaneamente?
Questo si sono chiesti, i maledetti.
Fortunatamente i Quattro Re, Boss situato nelle rovine di Petite Londo, escono dopo un tot di tempo.
In poche parole, se siamo abili, possiamo uccidere uno dei Quattro Re prima che compaia il secondo, e così via. Ovviamente, specialmente nei Nuovo Gioco +, essi risultano sempre più coriacei e, sovente, il giocatore si ritrova a sfidare due, tre o quattro nemici in contemporanea, dotati di mosse ampie e letali.





4. Drago Nero Kalameet.
Torniamo ai Boss del Dlc.
Il Drago Nero Kalameet è uno dei nemici più impegnativi della storia dei "Souls".
Incalza subito il personaggio con attacchi potenti, in grado di far scendere rapidamente la barra della vita.
Altra peculiarità è che questo Boss non può essere vinto sino a che, per mezzo di Gough , non gli verrà colpita un'ala (Gough è uno dei cavalieri ammazzadraghi di Gwyn, alla pari di Artorias e Ornstein).
Nonostante la debolezza del Boss (non può più volare una volta ottenuto l'aiuto di Gough), esso risulta comunque letale, grazie a possenti vampate di fuoco in grado di prosciugare la vita al nostro personaggio.
Per fortuna è un Boss opzionale!





3. Ed eccoci arrivati in Top 3!
D'ora in poi i Boss non saranno tosti ma qualcosa di più!
Al terzo posto c'è la Culla del Chaos, nemico che ha fatto bestemmiare anche il più abile dei giocatori.
Pressoché impossibile da battere al primo tentativo, la Culla è un Boss diviso in fasi.
L'arena di gioco è caratterizzata da un piano semicircolare, nel mezzo del quale è situato un essere demoniaco somigliante ad un albero dalle grosse radici.
E distruggere le sue radici, situate ai due estremi dell'arena, è l'obiettivo del nostro personaggio.
Purtroppo ciò sarà reso impossibile dagli ampi attacchi della Culla, in grado di coprire grandi distanze.
Inoltre, man mano che gli distruggiamo le radici, la Boss Fight diventa più impegnativa, facendo apparire crepe nel terreno e delle terribili braccia fiammeggianti sul capo della Culla del Chaos.
L'ultima fase consiste in un disperato salto verso il vuoto e verso il Boss stesso, cercando di atterrare su una radice celata e farci strada dentro al corpo ligneo dell'entità.
In questa fase dovremo sbrigarci per raggiungere l'interno della Culla, dove si trova un piccolo demone in fasce, ed ucciderlo poiché si rischia di morire a causa di una super esplosione indotta dal Boss, in grado di Oneshottare qualsiasi personaggio.
Fortunatamente, una volta passato uno Step della Boss Fight, i successivi combattimenti ripartiranno da quel momento.





2. Il secondo posto se lo aggiudica Manus, il Padre dell'Abisso!
Si, è proprio lui che ha corrotto Artorias e si, è proprio lui il Boss finale della Prepare to Die Edition.
La sua Boss Fight è difficilissima. Se si vuole batterlo bisogna imparare a memoria i suoi pattern d'attacco, sapendo utilizzare al meglio il Pendente d'Argento come protezione dai suoi malocchi.
Manus è rapido, feroce ed incalzante. Inoltre toglie un sacco di vita al nostro personaggio.
Questo Boss è nato da chissà quale perversione degli sviluppatori.
Batterlo è una soddisfazione più unica che rara.
Da appuntare il metodo "semplice" per sconfiggerlo.
Manus è infatti situato in un baratro oscuro, dopo la nebbia che caratterizza le Boss Fight.
Armati di arco, frecce e tanta pazienza, senza entrare nel luogo dello scontro, saremo in grado di ucciderlo colpendolo ripetutamente senza che lui possa far nulla.
Ovviamente questa è la versione da "Deboli" che non consiglio a nessuno.





1. Al primo posto ci sono sempre loro: Ornstein e Smough!
I due cavalieri (o meglio, Ornstein cavaliere, Smough macellaio) di Anor Londo continuano anche oggi a mietere vittime, incessantemente.
La perversione degli sviluppatori li ha portati a concepire una Boss Fight composta non da uno ma da due nemici che, pure presi singolarmente, risulterebbero letali.
Ornstein è un guerriero snello e rapido, armato di lancia e in grado di lanciare fulmini.
Principalmente è lui che porta i primi attacchi al nostro personaggio.
Il secondo è Smough, un lento energumeno armato di un martello più grande del nostro personaggio.
Come fare a batterli?
Armandoci di tanta, tanta pazienza.
Si consiglia inoltre di uccidere per primo Ornstein, quello veloce, poiché quando uno dei due muore l'altro recupera tutta la vita e inoltre prende i poteri dell'altro e diventa più grosso.
Il Boss più difficile di sempre.
Consiglio a tutti di guardare su YouTube la gente che letteralmente impazzisce per poter battere Ornstein e Smough!





E questa Top Ten volge alla conclusione!
Avete dubbi e perplessità riguardo alle mie scelte? Fatelo presente.
Avete curiosità? Non esitate a contattarmi.

Alla prossima!

Monday, February 15, 2016

Tolkien e la religione

Chiunque legga i libri di Tolkien con accortezza ed occhio critico, specie il Silmarillion e il Signore degli Anelli, potrebbe notare diversi elementi che, in qualche modo, si ricollegano alla religione cristiana.

Andiamo in ordine: Tolkien si è sempre definito un cristiano cattolico.
Egli stesso affermò che, sostanzialmente, il Signore degli Anelli è un'opera "religiosa e cattolica".
L'elemento cristiano è quindi da ricercare nel Simbolismo che Tolkien pone nelle sue opere.
Partendo dalla concezione in toto del mondo di Arda (la Terra ove si svolgono le saghe di Tolkien), egli pone, innanzi a tutto, una figura onnisciente ed onnipotente, Eru Ilùvatar, il creatore dei Valar e del Mondo.
Costui, allegoricamente, può facilmente rappresentare il Dio della religione Cristiana che, attraverso un atto di creazione, dapprima introduce gli Angeli (Valar e Maiar) e poi crea il mondo con la Musica degli Ainur.

Eppure, quante volte si è letto di Ilùvatar nelle opere di Tolkien?

Quasi mai, ad eccezione dell'Ainulindale, primo capitolo del Silmarillion.
Ciò può, quindi, non sembrare in linea con la concezione cristiana impostata da Tolkien.
Ilùvatar, infatti, rappresenta il Padre di tutte le cose ma, al tempo stesso, un'entità distaccata che non interviene nelle faccende di Arda (ad eccezione della caduta di Numènor) proprio perché ha mandato le sue creazioni, i Valar ed i Maiar, a creare la Terra e a mantenerla prospera per l'avvento di Elfi e uomini.
Risulta subito evidente che Tolkien evita completamente le figure divine nei suoi libri.
Con Ilùvatar che funge da garante senza intervenire, gli unici a "governare" su Valinor e la Terra di Mezzo sono i Valar.
Ed essi, seppur esseri potenti, non hanno onniscienza, onnipresenza ed onnipotenza.
In ottica Tolkeniana, possono essere visti come Angeli, emissari dell'unico Dio, scesi su Arda per fungere da "fratelli maggiori" ad elfi e uomini.
Quindi, in ottica religiosa, l'opera risulta essere cristiana non per la concezione del divino quanto per la concezione del destino.
Se i personaggi non si attaccano a false divinità, essi hanno fede in un destino finale, atto a riportare equilibrio nella terra di mezzo.
Bilbo era destinato a trovare l'anello e Frodo a portarlo al Monte Fato.
Per non parlare del destino degli uomini, mortali, che però, alla fine dei tempi, canteranno insieme ad Illùvatar una seconda musica degli Ainur e prenderanno parte alla creazione di un nuovo mondo.
Altro elemento interessante è il fatto che tutta la storia de Il Signore degli Anelli, è incentrata su una disperata lotta tra bene e male.
Così Tolkien pone al lettore diverse tematiche: il sacrificio, identificato nella morte di Gandalf contro il Balrog (nelle miniere di Moria, stesso nome del monte ove Abramo doveva uccidere il figlio Isacco); la compassione, che è quella di Frodo e Sam nei confronti di un essere malvagio e corrotto quale Gollum; la tentazione, identificata nella figura dell'anello che cerca di irretire al male gli esseri viventi, come si può vedere con Boromir, Saruman e Frodo, ma anche nel rifiuto d'interazione con l'oggetto da parte di esseri superiori come Gandalf, Elrond e Galadriel.
L'opera del Signore degli Anelli, in qualche modo, cerca di ispirare valori legati alla religione cristiana, ovviamente trasposti sotto un'altra ottica.
Ed è con quest'ultima riflessione che voglio sottolineare che gli scritti di Tolkien, a mio parere, comunque non rivestono un ruolo allegorico.
Egli infatti utilizza il simbolismo per tramandare diversi insegnamenti della religione cristiana, o comunque ad essa ispirati, evitando allegorie di tipo politico e storico, aborrendo ed evitando rimandi al mondo ove viveva.
Riporto una citazione, da parte di Tolkien, a riguardo:
 «Detesto cordialmente l’allegoria in tutte le sue manifestazioni, e l’ho sempre detestata da quando sono diventato abbastanza vecchio e attento da scoprirne la presenza. Preferisco di gran lunga la storia, vera o finta che sia, con la sua svariata applicabilità al pensiero e all’esperienza dei lettori». 



Avete altre interpretazioni, idee, a riguardo dell'opera di Tolkien?
Non esitate a scriverlo nei commenti!

                                                                                           Mattia Zampa

Tuesday, February 9, 2016

The Elder Scrolls: passato, presente e futuro.

Il gioco di ruolo, si sa, fa parte del nostro DNA.
La sola idea di creare un personaggio e di immedesimarlo in un mondo fantastico ci fa venire i brividi di gioia.
E, onestamente, tutti abbiamo provato questa gioia al cubo, giocando i giochi della serie Elder Scrolls.

Ricordo ancora dell'uscita di Skyrim, nel lontano 2011: ero un ragazzino e non conoscevo molto gli Action Rpg, poi ho visto un video di Skyrim...
Visuale in prima persona.
Controllo di entrambe le mani del personaggio in modo indipendente.
Incantesimi.
Draghi, draghi e ancora draghi.

E' stato subito colpo di fulmine.
I 70 euro meglio spesi della mia vita.

Come lo è stato per me, anche per milioni di giocatori, Skyrim fu una vera e propria rivelazione, nonché la porta d'ingresso al vastissimo mondo dei videogiochi di ruolo.

Io per primo, dopo aver giocato ore ed ore a Skyrim, mi avvicinai agli altri giochi della serie, ovvero "The Elder Scrolls 3: Morrowind" e "The Elder Scrolls 4: Oblivion".
Purtroppo ad Arena e Daggerfall non ho avuto l'occasione di giocarvi.
Ma torniamo a noi.

La serie degli Elder Scrolls nasce nel 1994 con il primo capitolo di una lunga serie: Arena.
Dal '94 sino ad oggi, ovviamente, la saga di videogiochi ha, nettamente, scalato le classifiche ed è arrivata ad un successo planetario.
Così, lentamente, si è passati dai primi capitoli, vecchi e antiquati, ai più nuovi Oblivion e, soprattutto, Skyrim.
E tutti i giochi sono accomunati da una cosa, che li rende grandi: la lore.
La storia degli Elder Scrolls è, a mio avviso, tra le più complete, esaurienti ed intriganti di tutto il mondo videoludico.
Quale idea perversa hanno seguito gli sviluppatori di Bethesda per poter concepire un universo tanto grande quanto lo è Tamriel, incanalando in esso divinità maligne (Daedra) e benigne (Aedra) ed una mitologia degna delle migliori saghe cinematografiche?
Forse la semplice fantasia, eppure il prodotto fatto e finito è tra i migliori che ci sono in circolazione.

Per dire, ancora oggi, a cinque anni dall'uscita, molte persone giocano a Skyrim.
Sicuramente non è un gioco breve, anzi.

C'è da fare una breve parentesi per quanto riguarda "The Elder Scrolls Online", capitolo "Extra" della saga al quale ho giocato e che reputo altamente godibile, ricco di luoghi da esplorare di province che, nella serie canonica, non sono mai state mostrate.
Se siete fan degli MmoRpg e, al contempo, amate un contesto di Single Player come Skyrim, questo gioco fa per voi.

Chiusa questa parentesi, come da titolo, soffermiamoci sul futuro.

Io, come milioni di altre persone, sto aspettando con trepidante attesa il nuovo capitolo della serie. 
Tutti, in cuor nostro, non vediamo l'ora che esca The Elder Scrolls 6.

Facciamo un po' di ipotesi.

Ora, sicuramente, la Bethesda potrà dedicarsi al nuovo capitolo degli Elder Scrolls, data l'uscita di Fallout 4. E questo già va bene.
Speculiamo un poco sull'ambientazione.
Noi fan speriamo in Argonia (Black Marsh) ed io, onestamente, confido anche in un possibile capitolo su High Rock o le isole Summerset.
E vogliamo altri draghi, altre avventure, altri paesaggi incantevoli e, soprattutto, una storia coinvolgente ed emozionante.

Finisco questa breve riflessione con un monito: io non sono qui per recensire gli Elder Scrolls ma per raccontarvi la mia esperienza appassionata, inoltre vi raccomando vivamente di provare questi giochi per sapere, almeno, di cosa sto parlando.

Adios!

Ps: Per eventuali critiche (sempre costruttive eh) ci sono i commenti o la mia E-mail. Sparate!

                                       

Monday, February 8, 2016

Hearthstone: modalità Standard

Chi non è rimasto spiazzato di fronte alle nuove notizie da parte della Blizzard?
Nei giorni passati, gli sviluppatori, hanno "semplicemente" annunciato l'introduzione di un nuovo formato di gioco in Hearthstone: Il formato Standard.

Ora, chi ha già dei trascorsi come giocatore di Magic The Gathering, può facilmente immaginare cosa intenda la Blizzard per "formato Standard".

Formato a rotazione.

I giocatori, infatti, potranno giocare solo con carte uscite nell'anno in corso o nel precedente (quindi ogni anno, tecnicamente, ruotano le carte giocabili).
Cosa implicherebbe ciò? 
Salutate Naxxramas e GvG, essi non faranno parte dello Standard, a differenza dei pacchetti Classici e del set Base, nonché di TgT, Brm e League of Explorers.

Si avete letto bene.

Ciao Ciao Dr. Boom 


Perché la Blizzard ha fatto questo?

Indubbiamente per dare nuova aria ad un gioco che, diciamocelo, ormai ruota intorno agli stessi mazzi, con Midrange Druid e Secret Paladin sempre in testa al meta.
Inoltre, in primavera, quando il cambiamento epocale di Hearthstone avrà luogo, verrà introdotta una nuova espansione della quale sappiamo poco e niente, immaginandoci che sia, in qualche modo, correlata a Kraken ed altre bestie (con lo Standard è infatti inaugurato l'anno del Kraken di Hearthstone).











Tecnicamente il formato Standard dovrebbe, quindi, permettere ai nuovi giocatori di poter giocare a livelli più alti senza spendere troppi soldi, essendo il range di carte minore, senza GvG e Naxxramas.
Inoltre la Blizzard ha annunciato una lunga serie di Nerf atti a rendere il gioco più appetibile e il metagame più variegato. 
E' facile immaginare che carte come Savage Roar rischiano notevolmente il Nerf dato che, bene o male, il Midrange Druid rimarrebbe tale e quale in modalità Standard (ad eccezione delle Shade of Naxxramas).

Sorge spontaneo chiedersi: e il mio Dr.Boom ora che fine fa? Shardo? 

Ovvio che no! La Blizzard ci ha già pensato!
Lo Standard è solo una delle due modalità che il gioco, da questa primavera, avrà a disposizione!
La seconda è la "modalità selvaggia".
Insomma, Hearthstone come noi tutto lo conosciamo, con tutte le carte utilizzabili, un formato eternal che assomiglia molto al compianto Esteso di Mtg.

Insieme a ciò, ovviamente, a noi sfegatati Nerd verranno poste innanzi ben DUE modalità classificata, una per formato, nelle quali rankare e raggiungere il Legend.
Per non parlare dei futuri 18 slot per i mazzi.
E della possibilità di Shardare/Craftare le carte delle avventure/espansioni fuori dal formato Standard (Si, GvG e Naxxramas usciranno dal negozio).

Purtroppo questo sistema ha una pecca, e non da poco: il formato Standard monopolizzerà Hearthstone.
Perché?
La risposta è facile: la Blizzard ha deciso che i grandi tornei saranno in formato Standard e, di conseguenza, la ladder che darà punti per classificarsi agli eventi sarà, indovinate, quella Standard.
Uno smacco per i futuri giocatori della modalità selvaggia che, diamine, il loro Dr.Boom lo vogliono giocare ancora.

Purtroppo per ora è difficile sbilanciarsi e dire se essere a favore o a sfavore di questa innovazione, io ho detto la mia, il futuro ci dirà il resto.



                                                                                                       Mattia Zampa

Saturday, February 6, 2016

Perché a noi il difficile piace

Quando, in ambito di videogame, si parla di "difficile" e "Hardcore", inevitabilmente, si è ricondotti a Dark Souls.
Il gioco che ha appassionato milioni di persone e, altrettante, ne ha fatte bestemmiare.
Perché diciamocelo, a nessuno piace morire, in game, durante il "tutorial" (messo appositamente tra virgolette).

Ritrovarsi un coso del genere
















Quando, a malapena, sai che tasti schiacciare, non è prettamente incoraggiante.
Per non parlare della malsana idea di far affrontare al giocatore DUE Boss assieme (Ornstein e Smaugh) o, ancora peggio, quattro (I quattro Re).
Anor Londo?
Gli archivi del duca?
La città infame?
Quei cavolo di scheletri-ruota delle catacombe?
Quanto abbiamo bestemmiato per superare queste zone?
E nonostante tutto il gioco ce lo siamo fatti tre, quattro volte, e non vogliamo smettere di ricominciarlo ad una difficoltà sempre maggiore.

Per non parlare di Dark Souls 2.

Li almeno una specie di tutorial esiste.
Quanti fan sono rimasti delusi dall'inizio troppo "semplice" del secondo capitolo della saga?
E quanti hanno bestemmiato alla torre della fiamma di Heide, o nella via verso Il Putrido?
Il santuario del drago?
La cripta del non morto?
LO SCOLO?

E vogliamo citare le espansioni? Pura difficoltà.

Sorge spontaneo chiederci: perché a noi tutto ciò piace?
E' davvero così bello morire sempre contro nemici a prima vista imbattibili?

*rullo di tamburi*

SI!

Abbiamo la sfida nelle vene, perché tutti sappiamo che se un boss ti uccide dieci volte, l'undicesima hai capito come sfidarlo e la vinci.
E la soddisfazione della vittoria?
L'altro giorno ho battuto in solo il Fume Knight in Dark Souls 2, sono a Ng+ 4; una volta sconfitto ho fatto un salto sulla sedia contentissimo.
Era il cinquantesimo tentativo.

Perché tutti, bene o male, ci siamo rotti dei soliti giochetti dove è tutto facile, dove i nemici cadono con una palla di fuoco e i draghi con tre frecce.
A noi la non-complessità di Skyrim (per quanto sia un bel gioco), ci ha rotto.
E, come un drogato che cerca la sostanza sempre più forte, passiamo a Dark Souls.
E ne siamo inebriati.

L'Hardcore gaming ci tempra, ci rende videogiocatori completi. Chi ama tanto i giochi di ruolo ma non ha mai finito Dark Souls, non è nessuno (frase volutamente provocatoria).

Quando un amico ci dice "sai, ho comprato Dark Souls, ho voglia di incominciarlo", non possiamo far altro che dargli una pacca sulla spalla ed un abbraccio.
Vuole entrare anche lui nella cerchia di chi, ai Souls, ci ha giocato.
Non sa cosa lo aspetta.

Parlando dei vari Dark Souls, sorge spontaneo l'unico ed inevitabile collegamento.
I sequel della saga.
Perché, appunto, noi abbiamo bisogno di sempre più droga per sopravvivere.

Ringraziamo quelli della Bandai per aver in serbo,
per noi piccoli Nerd sfegatati, il nuovo capitolo della saga, Dark Souls 3.

E, in trepidante attesa, vi lascio la foto di uno dei miei piccolini, sperando che possa anche spronarvi a provare questi giochi fantastici.

(Preordinato, a suo tempo, giusto perché non sono sfegatato)




















Adios




                                                                                                  Mattia Zampa